"Sì, Padrona"
Inviato: sab mag 20, 2023 1:51 pm
Sì, Padrona!
Il seguente racconto erotico è stato preso da literotica.com e tradotto dal nostro staff. L'autore originale su literotica è HenryDaniels
“George vuole vederti di nuovo questo weekend”. Lo disse un Mercoledì a colazione, in maniera piuttosto casuale, mentre Bobby le riempiva nuovamente la tazza del caffè.
Istintivamente voleva urlarle contro e versarle il caffè bollente addosso. Ma era stato addestrato meglio di così. Nonostante lei si aspettasse un qualunque tipo di reazione da lui, non vide nulla. Lui non mostrò minimamente quanto la sua frase lo avesse infastidito. Finì di versarle il caffè, riempì la sua tazza e posò la macchinetta, prima di tornare al suo posto.
Lei lo capì che l’unica risposta che avrebbe avuto da lui era il silenzio. “Parla”. Assunse un tono di comando, la voce della sua Padrona.
Bobby finì di sorseggiare il suo caffè, posò la tazza e la guardò dritto negli occhi. “No”.
“Pensavo fossi diventato abbastanza ubbidiente da rispondere ad una domanda. Parla.”
“Sto dicendo no, non farò un’altra volta visita a George.”
“Servire chi decido io è parte della tua sottomissione a me.”
“Pensavo fossi in grado di onorare le tue promesse. Mi hai promesso che non sarei mai più dovuto andare da George.”
Provò a fare l’innocente, ma Bobby lo vide che aveva capito benissimo di cosa stesse parlando. “Oh? Non ricordavo mi avessi detto una cosa del genere.”
Riportò la sua attenzione alla colazione, prendendo un altro boccone dell’omelette che aveva preparato. Lei aspettava, lui la ignorava. Riprese a mangiare anche lei. Dopo alcuni minuti buttò impazientemente la forchetta sul piatto.
“Mi devi più del silenzio.”
Bobby posò lentamente la sua forchetta. “L’ultima cosa che feci a casa di George fu vomitargli sul tappeto del salotto. Perché vuole rivedermi?”
“Ritiene che tu meriti un’altra chance.”
“Ricordi che ti dissi che George era violento.” La sua era un’affermazione, non una domanda. “Mi mandasti lì dicendomi che tutto quello che voleva era un pompino e che io dovevo superare la mia paura dei cazzi. Non gli ho fatto un pompino, mi ha direttamente scopato il cranio, strozzandomi con il suo cazzo. Ho vomitato perché mi ha quasi soffocato.”
“Devi imparare a spingertelo fino in gola.”
Bobby scosse la testa. “Mi hai insegnato come prenderlo tutto in gola, mi hai anche visto farlo, sia con i dildo che con il cazzo del tuo amico Martin. A George non interessava semplicemente scoparmi la gola, lui voleva essere violento, umiliarmi. Non mi sorprende che voglia un sottomesso per spomipinarlo, nessuno acconsentirebbe ad una cosa del genere.”
Scosse di nuovo la testa. “Non ho acconsentito a nulla del genere.”
Lei si corrucciò. “George non lo ha affatto descritto così. Pensa che tu sia promettente, come lo penso anche io.” Prese il tovagliolo poggiato sulle gambe, si asciugò la bocca e lo lasciò vicino al suo piatto. Alzandosi, disse, “George ti vuole da lui da Venerdì tardo pomeriggio fino a Domenica mattina. Gli ho detto che rivoglio con me prima di Domenica pomeriggio.” Gli lanciò uno sguardo truce. “Questa è la mia decisione definitiva.”
“Se non ricordo male Venerdì sarai nel tuo ufficio, giusto Padrona?”
“Si, sarò impegnata in una riunione tutto il pomeriggio.”
Bobby annuì. “Me ne andrò prima del tuo ritorno.”
Appena calata la sera quel Venerdì, Bobby salì sulla sua macchina, diretto ad est sulla interstatale 40. Sentì il telefono suonare e rispose. “Troppo tardi.”
“Dove sei? George mi ha detto che non ti sei presentato da lui. Spiegami inoltre perché la tua camera è un casino.”
“Sono quasi arrivato a San Francisco.” Non disse altro, sapendo che una risposta secca l’avrebbe infastidita.
“George non abita a San Francisco, stupido, ma a Riverside.”
“Padrona, perché mi hai mandato da altre donne?”
“Per fare più esperienza. Per imparare a servire qualsiasi donna, e qualsiasi tipo di persona. E devi anche imparare a scopare con gli uomini.” Si sentiva la totale frustrazione nel suo tono. “Te l’ho già spiegato.”
“Francine ha detto che valevo ben più di 100$ per due ore.”
Ci mise un po’ prima di rispondere. Sembrava sempre più confusa. “Quindi?”
“Quindi ho cominciato a chiedere a tutte loro quanto stessero pagando per scopare con me. La maggior parte ha sganciato 100$ per due ore, anche quando avevamo finito già dopo un’ora.”
Sospirò. “Stavi praticamente vivendo a scrocco sulle mie spalle. Ho trovato un altro modo per mantenerti, dal punto di vista finanziario.”
“George si è lamentato del fatto che ero troppo costoso. Me lo disse appena entrai in casa sua. 500$ per un’ora.”
“Quindi?”
“Lo sapevi benissimo che era problematico. E lo sa benissimo anche lui di esserlo. Nessun uomo pagherebbe mai 500$ per un pompino.”
“Non capisci niente.”
“Lasciandomi con lui tutto il weekend ci avresti guadagnato molto di più, dico bene? A 500$ l’ora, il totale sarebbe ammontato a 20.000$.”
“Arriva al punto.”
“Non sono disposto a farmi scopare ed umiliare da uno come lui per far guadagnare te. Assolutamente no.”
Sospirò di nuovo. “Ok, basta che torni a casa. Sistemerò la cosa con George.”
“Io sto andando a casa, e la mia casa non è a Riverside.”
“Riporta il tuo culo qui.”
“No. Sembra siamo arrivati a quel punto in cui la dominatrice ha perso il suo fascino. Mi hai sfruttato mandandomi da altre donne, alcune volevano solo un uomo che leccasse loro la figa, altre volevano sculacciarmi prima che le scopassi, a volte addirittura dopo. Margot voleva solo picchiarmi; ricordi benissimo che quando tornai a casa non fui in grado di sedermi.”
“Te l’ho detto, voglio che ti abitui a qualunque tipo di persona ti capiti.”
“Mi sono abituato. Ma non torno a casa lo stesso.”
“Avresti dovuto dirmelo. Avremmo potuto trovare una soluzione.”
Si prese un momento per calmarsi. Non c’era alcun motivo per diventare emotivi; dopotutto, non aveva più intenzione di rivederla. “Ti ho spiegato la situazione già Mercoledì, e tu mi hai ignorato. Ti ho anche detto che me ne sarei andato Venerdì prima che tu tornassi a casa. Ho fatto ciò che avevo promesso. Sono andato via da casa tua.”
“Non sei andato via, hai lasciato un sacco di cose tue. Mi hai praticamente distrutto casa senza motivo.”
Aveva svuotato ogni cassetto, ogni ripiano, buttando tutto sia sul letto che sul pavimento della camera da letto. “Ho avuto enormi difficoltà a trovare i vestiti che usavo quando vivevo da solo, circa un anno fa. È sorprendente la quantità di merda che mi hai comprato, così com’è sorprendente il fatto che non abbia alcuna intenzione di indossare di nuovo quella robaccia. Mi hai conciato come fossi stata una puttana ben pagata. E pensa un po’ Cynthia, alla fine ero davvero una puttana ben pagata.” Usò il suo vero nome apposta, riportando la loro relazione a otto mesi prima, quando lei cominciò ad insistere per farsi chiamare Padrona. Successe poco prima che la donna cominciasse a sculacciarlo regolarmente.
“Sto tornando a casa a San Francisco.”
Non stava andando lì, ma sentì il bisogno di mentirle in caso provasse a rintracciarlo. Chicago era casa sua, e stava per imboccare la I-44 per Oklahoma e successivamente la I-57 per San Louis.
“Addio, Cynthia.”
Appena si fermò per fare benzina, fuori Flagstaff, bloccò tutti e tre i suoi numeri. Stava cominciando a chiamarlo troppo spesso.
Fonte originale inglese: Yes, Mistress on literotica.com
“George vuole vederti di nuovo questo weekend”. Lo disse un Mercoledì a colazione, in maniera piuttosto casuale, mentre Bobby le riempiva nuovamente la tazza del caffè.
Istintivamente voleva urlarle contro e versarle il caffè bollente addosso. Ma era stato addestrato meglio di così. Nonostante lei si aspettasse un qualunque tipo di reazione da lui, non vide nulla. Lui non mostrò minimamente quanto la sua frase lo avesse infastidito. Finì di versarle il caffè, riempì la sua tazza e posò la macchinetta, prima di tornare al suo posto.
Lei lo capì che l’unica risposta che avrebbe avuto da lui era il silenzio. “Parla”. Assunse un tono di comando, la voce della sua Padrona.
Bobby finì di sorseggiare il suo caffè, posò la tazza e la guardò dritto negli occhi. “No”.
“Pensavo fossi diventato abbastanza ubbidiente da rispondere ad una domanda. Parla.”
“Sto dicendo no, non farò un’altra volta visita a George.”
“Servire chi decido io è parte della tua sottomissione a me.”
“Pensavo fossi in grado di onorare le tue promesse. Mi hai promesso che non sarei mai più dovuto andare da George.”
Provò a fare l’innocente, ma Bobby lo vide che aveva capito benissimo di cosa stesse parlando. “Oh? Non ricordavo mi avessi detto una cosa del genere.”
Riportò la sua attenzione alla colazione, prendendo un altro boccone dell’omelette che aveva preparato. Lei aspettava, lui la ignorava. Riprese a mangiare anche lei. Dopo alcuni minuti buttò impazientemente la forchetta sul piatto.
“Mi devi più del silenzio.”
Bobby posò lentamente la sua forchetta. “L’ultima cosa che feci a casa di George fu vomitargli sul tappeto del salotto. Perché vuole rivedermi?”
“Ritiene che tu meriti un’altra chance.”
“Ricordi che ti dissi che George era violento.” La sua era un’affermazione, non una domanda. “Mi mandasti lì dicendomi che tutto quello che voleva era un pompino e che io dovevo superare la mia paura dei cazzi. Non gli ho fatto un pompino, mi ha direttamente scopato il cranio, strozzandomi con il suo cazzo. Ho vomitato perché mi ha quasi soffocato.”
“Devi imparare a spingertelo fino in gola.”
Bobby scosse la testa. “Mi hai insegnato come prenderlo tutto in gola, mi hai anche visto farlo, sia con i dildo che con il cazzo del tuo amico Martin. A George non interessava semplicemente scoparmi la gola, lui voleva essere violento, umiliarmi. Non mi sorprende che voglia un sottomesso per spomipinarlo, nessuno acconsentirebbe ad una cosa del genere.”
Scosse di nuovo la testa. “Non ho acconsentito a nulla del genere.”
Lei si corrucciò. “George non lo ha affatto descritto così. Pensa che tu sia promettente, come lo penso anche io.” Prese il tovagliolo poggiato sulle gambe, si asciugò la bocca e lo lasciò vicino al suo piatto. Alzandosi, disse, “George ti vuole da lui da Venerdì tardo pomeriggio fino a Domenica mattina. Gli ho detto che rivoglio con me prima di Domenica pomeriggio.” Gli lanciò uno sguardo truce. “Questa è la mia decisione definitiva.”
“Se non ricordo male Venerdì sarai nel tuo ufficio, giusto Padrona?”
“Si, sarò impegnata in una riunione tutto il pomeriggio.”
Bobby annuì. “Me ne andrò prima del tuo ritorno.”
Appena calata la sera quel Venerdì, Bobby salì sulla sua macchina, diretto ad est sulla interstatale 40. Sentì il telefono suonare e rispose. “Troppo tardi.”
“Dove sei? George mi ha detto che non ti sei presentato da lui. Spiegami inoltre perché la tua camera è un casino.”
“Sono quasi arrivato a San Francisco.” Non disse altro, sapendo che una risposta secca l’avrebbe infastidita.
“George non abita a San Francisco, stupido, ma a Riverside.”
“Padrona, perché mi hai mandato da altre donne?”
“Per fare più esperienza. Per imparare a servire qualsiasi donna, e qualsiasi tipo di persona. E devi anche imparare a scopare con gli uomini.” Si sentiva la totale frustrazione nel suo tono. “Te l’ho già spiegato.”
“Francine ha detto che valevo ben più di 100$ per due ore.”
Ci mise un po’ prima di rispondere. Sembrava sempre più confusa. “Quindi?”
“Quindi ho cominciato a chiedere a tutte loro quanto stessero pagando per scopare con me. La maggior parte ha sganciato 100$ per due ore, anche quando avevamo finito già dopo un’ora.”
Sospirò. “Stavi praticamente vivendo a scrocco sulle mie spalle. Ho trovato un altro modo per mantenerti, dal punto di vista finanziario.”
“George si è lamentato del fatto che ero troppo costoso. Me lo disse appena entrai in casa sua. 500$ per un’ora.”
“Quindi?”
“Lo sapevi benissimo che era problematico. E lo sa benissimo anche lui di esserlo. Nessun uomo pagherebbe mai 500$ per un pompino.”
“Non capisci niente.”
“Lasciandomi con lui tutto il weekend ci avresti guadagnato molto di più, dico bene? A 500$ l’ora, il totale sarebbe ammontato a 20.000$.”
“Arriva al punto.”
“Non sono disposto a farmi scopare ed umiliare da uno come lui per far guadagnare te. Assolutamente no.”
Sospirò di nuovo. “Ok, basta che torni a casa. Sistemerò la cosa con George.”
“Io sto andando a casa, e la mia casa non è a Riverside.”
“Riporta il tuo culo qui.”
“No. Sembra siamo arrivati a quel punto in cui la dominatrice ha perso il suo fascino. Mi hai sfruttato mandandomi da altre donne, alcune volevano solo un uomo che leccasse loro la figa, altre volevano sculacciarmi prima che le scopassi, a volte addirittura dopo. Margot voleva solo picchiarmi; ricordi benissimo che quando tornai a casa non fui in grado di sedermi.”
“Te l’ho detto, voglio che ti abitui a qualunque tipo di persona ti capiti.”
“Mi sono abituato. Ma non torno a casa lo stesso.”
“Avresti dovuto dirmelo. Avremmo potuto trovare una soluzione.”
Si prese un momento per calmarsi. Non c’era alcun motivo per diventare emotivi; dopotutto, non aveva più intenzione di rivederla. “Ti ho spiegato la situazione già Mercoledì, e tu mi hai ignorato. Ti ho anche detto che me ne sarei andato Venerdì prima che tu tornassi a casa. Ho fatto ciò che avevo promesso. Sono andato via da casa tua.”
“Non sei andato via, hai lasciato un sacco di cose tue. Mi hai praticamente distrutto casa senza motivo.”
Aveva svuotato ogni cassetto, ogni ripiano, buttando tutto sia sul letto che sul pavimento della camera da letto. “Ho avuto enormi difficoltà a trovare i vestiti che usavo quando vivevo da solo, circa un anno fa. È sorprendente la quantità di merda che mi hai comprato, così com’è sorprendente il fatto che non abbia alcuna intenzione di indossare di nuovo quella robaccia. Mi hai conciato come fossi stata una puttana ben pagata. E pensa un po’ Cynthia, alla fine ero davvero una puttana ben pagata.” Usò il suo vero nome apposta, riportando la loro relazione a otto mesi prima, quando lei cominciò ad insistere per farsi chiamare Padrona. Successe poco prima che la donna cominciasse a sculacciarlo regolarmente.
“Sto tornando a casa a San Francisco.”
Non stava andando lì, ma sentì il bisogno di mentirle in caso provasse a rintracciarlo. Chicago era casa sua, e stava per imboccare la I-44 per Oklahoma e successivamente la I-57 per San Louis.
“Addio, Cynthia.”
Appena si fermò per fare benzina, fuori Flagstaff, bloccò tutti e tre i suoi numeri. Stava cominciando a chiamarlo troppo spesso.
Fonte originale inglese: Yes, Mistress on literotica.com